Agevolazioni Fiscali

Bonus ristrutturazioni ed ecobonus 2016

Riportiamo qui di seguito una breve guida relativa al bonus ristrutturazioni ed ecobonus 2016 relativo alle agevolazioni e detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie.

Le disposizioni più interessanti sono contenute nell’articolo 6 – legge di stabilità n. 2111 e vedono prorogare per il 2016 quanto già attivo nell’anno precedente:

  • la detrazione IRPEF/IRES per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti (cd. 55%), che si applicherà ancora nella misura del 65% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, anche con riferimento ai lavori su parti comuni condominiali;
  • la detrazione IRPEF/IRES pari al 65% delle spese sostenute, sino ad un ammontare massimo di 96.000 euro, per interventi di messa in sicurezza statica delle “abitazioni principali” e degli immobili a destinazione produttiva, situati nelle zone ad alta pericolosità (zone 1 e 2);
  • la detrazione IRPEF per il recupero degli edifici residenziali (cd. 36%), che si applicherà ancora nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, entro il limite massimo di 96.000 euro;
  • la detrazione IRPEF per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, destinati ad abitazioni ristrutturate, che si applicherà ancora, per un importo massimo di spesa di 10.000 euro, nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016.

 

IVA agevolata al 10% per ristrutturazioni edilizie Roma

Per le prestazioni relative agli interventi di recupero edilizio, di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata, si applica l’aliquota IVA agevolata del 10%.

Le agevolazioni fiscali per gli interventi di recupero sul patrimonio edilizio esistente o di contenimento dei consumi energetici negli edifici non sono fra loro cumulabili, ma lo sono, invece, con il regime di IVA agevolata, applicabile nella maggior parte di tali lavori.

In rari casi è applicabile l’IVA al 4%, che però si riferisce principalmente alle nuove costruzioni, che non vengono, ovviamente, considerate interventi sul patrimonio esistente.

L’aliquota IVA al 10% è invece applicabile alle prestazioni di servizi dipendenti da contratti d’appalto, di prestazione d’opera o di fornitura con posa in opera per interventi di: manutenzione ordinaria e straordinaria, per restauri e risanamenti conservativi e per ristrutturazioni su edifici a prevalente destinazione residenziale privata. In queste casistiche sono compresi i beni finiti (con limitazioni per i beni significativi) e le materie prime e semilavorate.Tuttavia, nel caso di beni di valore significativo, l’aliquota ridotta si applica ai predetti beni soltanto fino a concorrenza del valore della prestazione considerato al netto del valore dei beni stessi.

I beni significativi sono:

  • ascensori e montacarichi;
  • infissi esterni e interni;
  • caldaie;
  • videocitofoni;
  • apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria;
  • sanitari e rubinetteria da bagni;
  • impianti di sicurezza.

Non si può applicare l’IVA agevolata al 10%:

  • ai materiali o ai beni forniti da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori;
  • ai materiali o ai beni acquistati direttamente dal committente;
  • alle prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero edilizio;
  • alle prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso, la ditta subappaltatrice deve fatturare con IVA al 22% alla ditta principale che, successivamente, fatturerà la prestazione al committente con l’IVA al 10%, se ricorrono i presupposti per farlo.

L’IVA agevolata sui materiali necessari è applicabile solo se questi vengono acquistati dall’impresa affidataria dell’appalto comprendente opere e materiali; non è invece applicabile se i materiali vengono acquistati direttamente dal proprietario. Le diverse aliquote IVA per interventi su immobili esistenti sono riassunte nella seguente tabella:

Aliquote IVA a seconda della tipologia di intervento edilizio

Per usufruire delle agevolazioni sull’IVA, in fattura deve essere chiaramente indicato il valore della prestazione, delle materie prime e semilavorate e dei beni significativi poiché, per questi ultimi, è possibile applicare l’IVA al 10% solo per la parte che non eccede il valore della prestazione, delle materie prime e semilavorate.

 

Detrazioni IRPEF sulle opere edili Roma 

L’agevolazione con detrazione fiscale del 36% per interventi di edilizie è stata resa permanente dal d.l. n. 201/2001.

Tale percentuale è stata poi elevata al 50% con alcune leggi di stabilità, e quella del 2015 (legge 190 del 23 dicembre 2014) prevede che sia valida la possibilità di detrazione al 50% per interventi realizzati fino al 31 dicembre 2015, con un tetto massimo di 96.000 euro (prorogato con la Legge di Stabilità 2016 n.2111 sino al 31.12.2016). 

La legge di stabilità 2015 ha anche prorogato la possibilità di detrazione del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), contestuali a opere di ristrutturazione. Per questi acquisti sono detraibili le spese documentate e sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015.

I soggetti che possono fruire della detrazione sono quelli che possiedono o hanno un titolo idoneo a detenere l’immobile:

  • il proprietario o il nudo proprietario;
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • l’inquilino o il comodatario;
  • i soci di cooperative divise e indivise;
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra immobili strumentali o merce;
  • soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Anche il familiare convivente (al momento della comunicazione di inizio lavori) dell’avente diritto può usufruire delle agevolazioni nel caso in cui i bonifici, le spese e le fatture siano a lui intestate.

In caso di acquisto di un immobile oggetto di un intervento che comporta l’agevolazione, questa si trasferisce automaticamente ai nuovi proprietari per la quota residua.

È confermato che i lavori per i quali è possibile richiedere la detrazione sono i seguenti: manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia.

Dopo le recenti modifiche introdotte dal d.l. n. 133/2014 al Testo unico in materia edilizia, sono da considerare interventi di manutenzione straordinaria le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici e per realizzare ed integrare i servizi igienico/sanitari e tecnologici, se non modificano la volumetria complessiva degli edifici e non comportano mutamenti delle destinazioni d’uso.

Rientrano tra gli interventi di manutenzione straordinaria anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere, anche se comportano la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico, a condizione che non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso.

Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria è, invece, necessario operare dei distinguo, in particolare se si tratta di lavori relativi a proprietà private, che non rientrano fra quelli detraibili, o a parti condominiali che possono, invece, usufruire delle detrazioni.

È opportuno ricordare che, ammesse all’agevolazione, oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione, sono anche:

  • le spese per la progettazione e per le altre prestazioni professionali connesse;
  • le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;
  • le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del d.m. 37/2008 – ex legge 46/1990 (impianti elettrici) – e delle norme UNI-CIG per gli impianti a metano (legge 1083/1971);
  • le spese per l’acquisto dei materiali;
  • il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;
  • le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;
  • l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunce di inizio lavori;
  • gli oneri di urbanizzazione;
  • gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).

Adempimenti previsti per usufruire della detrazione

Gli adempimenti si sono semplificati; in luogo dell’invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara, abolito dal d.l. n. 70 del 13 maggio 2011, è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione; inoltre non c’è più l’obbligo di indicare in fattura il costo della manodopera.

Occorre conservare ed esibire, a richiesta degli uffici, i documenti indicati nel provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 2 novembre 2011 quali:

  • la domanda di accatastamento (se l’immobile non è ancora censito);
  • le ricevute di pagamento dell’ICI o IMU, se dovute;
  • la delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali) e la tabella millesimale di ripartizione delle spese;
  • la dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi;
  • le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessioni, autorizzazioni, ecc.) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili;
  • le ricevute dei bonifici, le fatture o le ricevute fiscali relative alle spese effettuate per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione.

Deve essere inviata all’Azienda sanitaria locale competente per territorio una comunicazione con raccomandata A.R. con le seguenti informazioni:

  • le generalità del committente dei lavori e ubicazione degli stessi;
  • la natura dell’intervento da realizzare;
  • i dati identificativi dell’impresa esecutrice dei lavori con esplicita assunzione di responsabilità, da parte della medesima, in ordine al rispetto degli obblighi posti dalla vigente normativa in materia di sicurezza sul lavoro e contribuzione;
  • la data di inizio dell’intervento di recupero. Tale comunicazione non è dovuta in tutti i casi in cui i decreti legislativi relativi alle condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla ASL.

Per fruire della detrazione, è necessario che i pagamenti siano effettuati con apposito bonifico bancario o postale da cui risultino:

  • la causale del versamento;
  • il codice fiscale del soggetto che paga;
  • il codice fiscale o numero di partita IVA del beneficiario del pagamento.

Le spese che non è possibile pagare con bonifico (per esempio, oneri di urbanizzazione, diritti per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori, ritenute fiscali sugli onorari dei professionisti, imposte di bollo) possono essere pagate con altre modalità ma comunque messe in detrazione.

Quando vi sono più soggetti che sostengono la spesa, e tutti intendono fruire della detrazione, il bonifico deve riportare il numero di codice fiscale delle persone interessate al beneficio fiscale.

Al momento del pagamento del bonifico, banche e Poste devono operare una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta dovuta dall’impresa che effettua i lavori che, dal 1° gennaio 2015 è pari all’8%.

Solo nel caso di spese sostenute in favore dei comuni, se il contribuente paga con bonifico, pur non essendo tenuto a tale forma di versamento, deve indicare nella motivazione del pagamento il comune come soggetto beneficiario, e la causale del versamento (per esempio, oneri di urbanizzazione, TOSAP, ecc.). In questo modo, la banca o Poste s.p.a. non codificano il versamento come importo soggetto a ritenuta (risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 3/E del 4 gennaio 2011).

Se il contribuente ha richiesto un finanziamento per poter realizzare i lavori ha comunque la possibilità di richiedere la detrazione se:

  • la società che concede il finanziamento paga l’impresa che ha eseguito i lavori con bonifico bancario o postale da cui risultino tutti i dati previsti dalla legge;
  • il contribuente è in possesso della ricevuta del bonifico effettuato dalla società finanziaria.

I contribuenti che hanno richiesto la detrazione devono conservare la ricevuta del bonifico, le fatture e/o le ricevute fiscali relative alle spese effettuate.

Per gli interventi realizzati sulle parti comuni condominiali il contribuente può conservare anche soltanto una certificazione rilasciata dall’amministratore del condominio, in cui lo stesso dichiari di avere ri-spettato tutti gli obblighi previsti e indichi la somma di cui il contribuente può tenere conto ai fini della detrazione.

Come si può perdere la detrazione

La detrazione non è riconosciuta, e l’importo eventualmente fruito viene recuperato dagli uffici competenti, quando:

  • non è stata effettuata la comunicazione preventiva all’ASL competente, se obbligatoria;
  • il pagamento non è stato eseguito tramite bonifico bancario o postale;
  • non sono esibite le fatture o le ricevute che dimostrano le spese effettuate;
  • non è esibita la ricevuta del bonifico o questa è intestata a persona diversa da quella che richiede la detrazione;
  • le opere edilizie eseguite non rispettano le norme urbanistiche ed edilizie comunali;
  • sono state violate le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative agli obblighi contributivi. Per queste violazioni, il contribuente non decade dal diritto all’agevolazione se è in possesso della dichiarazione di osservanza delle suddette disposizioni resa dalla ditta esecutrice dei lavori (ai sensi del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445).

La cessazione dello stato di locazione o comodato non fa venire meno il diritto alla detrazione in capo all’inquilino o al comodatario che hanno eseguito gli interventi oggetto della detrazione, i quali continueranno quindi a fruirne fino alla conclusione del periodo di godimento.

La detrazione del 50% per gli interventi di recupero edilizio non è cumulabile con l’agevolazione fiscale prevista per i medesimi interventi dalle disposizioni finalizzate al risparmio energetico (detrazione IRPEF del 65% per interventi di riqualificazione energetica per il 2014).

Pertanto, nel caso in cui gli interventi realizzati rientrino sia nelle agevolazioni previste per il risparmio energetico sia in quelle previste per le ristrutturazioni edilizie, il contribuente potrà fruire, per le mede- sime spese, soltanto dell’uno o dell’altro beneficio fiscale, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuna di esse.

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